Car* lettori
Dopo quattro episodi sono arrivato a una conclusione: il problema di House of the Dragon non sono i Verdi, i Neri o il Trono di Spade.
È il cognome. Appena uno diventa Targaryen perde circa 40 punti di quoziente intellettivo. Non c’è altra spiegazione.
Prendiamo Daemon.
L’uomo ha finalmente ritrovato Rhaena. La ragazza è viva, ha conquistato la fiducia di Sheepstealer e, per la prima volta nella sua esistenza, ha preso una decisione sensata.
“Non torno a Roccia del Drago. Voi continuate pure a litigare per quella sedia fatta di coltelli. Io resto qui.”
Ed è la frase più intelligente pronunciata da un membro della famiglia reale dall’inizio della serie.
Come reagisce Daemon? Con la lucidità che lo contraddistingue.
Avrebbe potuto dire a Rhaenyra: “Ho trovato nostra figlia. Ha scelto un’altra strada.”
Fine. Cinque secondi. Problema risolto. Invece no.
Daemon vede un povero pastore che probabilmente stava cercando di capire perché le pecore fossero così agitate e pensa:
“Sai cosa manca a questa giornata? Un omicidio completamente inutile.”
Lo uccide. Gli stacca la testa, la carbonizza, la infila in un sacco e attraversa mezzo continente. La scarica davanti a Rhaenyra con l’orgoglio di un bambino che porta a casa il lavoretto dell’asilo.
“Tesoro… ho eliminato il cavaliere di Sheepstealer.”
No, Daemon… Hai assassinato un tizio che aveva l’unica colpa di fare il pastore.
La parte più bella è che lui è convinto che il piano sia geniale.
Una testa irriconoscibile. Zero testimoni.
Una storia piena di buchi che Sherlock Holmes avrebbe risolto il caso in dodici secondi.
Ma a Westeros basta annuire seriamente e tutto diventa credibile.
Mysaria, infatti, non dice nulla, lo guarda e quello sguardo vale più di mille dialoghi.
È la faccia di chi pensa: “Sei il più grande stratega militare della tua generazione… e questo è il meglio che ti è venuto in mente?”
Torniamo ad Approdo del Re.
Rhaenyra è ufficialmente passata dalla fase “Conquisterò il Trono” alla fase “Per favore, fatemi finire una riunione senza una catastrofe.”
Ogni volta che entra nella sala del consiglio sembra la dirigente scolastica convocata per l’ennesimo consiglio straordinario. C’è sempre qualcuno che ha un problema. Qualcuno che vuole vendicarsi. Qualcuno che propone un’idea terribile.
E qualcuno che pensa che i draghi siano la soluzione a qualsiasi cosa.
La sensazione è che Rhaenyra governi più un call center che un regno.

Intanto Criston Cole continua la sua gloriosa carriera da uomo che prende sempre il treno sbagliato.
Arriva ad Harrenhal, Aemond non c’è, Vhagar non c’è… piano è saltato.
Le probabilità di successo sono pari a quelle di trovare parcheggio gratis sotto il Colosseo.
E lui? Prosegue. Criston è il GPS umano. Anche quando sente chiaramente “Hai sbagliato strada”, continua per altri cinquanta chilometri.
E HBO dimostra ancora una volta di conoscere perfettamente il proprio pubblico.
Alicent aiuta Helaena a cambiarsi e la telecamera si ferma sul ventre.
Tre secondi.
Fine episodio.
Sono bastati tre secondi per trasformare internet in un reparto maternità.
Chi è il padre?
È davvero incinta?
È un depistaggio?
È Maelor?
È una modifica ai libri?
George R.R. Martin lo sa?
Gli sceneggiatori, in pratica, hanno lanciato una bomba a mano nel fandom e sono scappati ridendo. Perché conoscono benissimo il pubblico. Possono passare cinquanta minuti a parlare di guerra, politica e draghi. Ma basta un’inquadratura sull’addome di Helaena e per una settimana nessuno parlerà più d’altro.
È marketing diabolico ma perfetto.
Rhaena è l’unica persona felice di Westeros è quella che ha deciso di non frequentare più i Targaryen.
Coincidenze? Io non credo.
La vera morale della puntata è che i draghi continuano a essere gli unici esseri razionali.
Se hanno un problema… Bruciano qualcosa.
Gli esseri umani, invece, organizzano consigli di guerra, mentono ai familiari, nascondono cadaveri, inventano false identità, fanno ipotesi sulle gravidanze e prendono decisioni sempre più complicate.
I draghi sono molto più lineari e forse, alla fine, anche molto più civili.
La quarta puntata conferma una teoria che ormai considero canonica… Il Trono di Spade non rende folli. Semplicemente seleziona le persone che lo erano già.
E Daemon, ancora una volta, ci tiene a ricordarci perché resta il candidato imbattibile al premio “Peggior problem solver dei Sette Regni”.
Voi cosa ne pensate?
Alla prossima^^














































































































































































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